Il continuum Natura – Agricoltura

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Il continuum Natura – Agricoltura

Quando viene abbattuta una foresta, gli elementi nutritivi diventano più mobili, rapidamente disponibili durante la decomposizione, così vengono dilavati dalla pioggia e bruciati dal sole. Un ecosistema intatto, da altra parte, tende a mantenere la sua fertilità a lungo, almeno che non sia disturbato. Per quanto una singola pianta sia in grado di assorbire e immagazzinare nutrienti, non può compiere da sola l’intero ciclo conservativo all’interno dell’ecosistema: il fenomeno del mantenimento della fertilità emerge da tutto l’ecosistema.

La moderna agricoltura manca di resilienza e mostra fragilità: non riuscirà a rigenerare se stessa dopo un disturbo senza un intervento da parte nostra ed è facilmente disturbata dalla siccità, dall’eccesso di pioggia, dalle esplosioni della popolazione di insetti e dal diminuire dei combustibili fossili. Le monoculture mancano di biodiversità e minano la capacità del sistema di produrre interconnessioni funzionali, dove diverse parti interagiscono supportandosi mutuamente.

La nostra moderna agricoltura apre fratture nel ciclo dei nutrienti, così gli agricoltori devono intervenire per supplire alla mancanza di nutrienti, in modo da prevenire la caduta improduttiva dell’agroecosistema. Suppliamo a questa mancanza di nutrienti, fertilizzando. Gli agricoltori pertanto avranno bisogno di molto lavoro, non solo in campo, ma anche per estrarre e trasportare risorse lontane da altre parti del mondo fino ai campi. Il risultato è una vasta quantità di inquinanti e rifiuti. L’unico fattore positivo è che l’agricoltura moderna produce un’elevatissima quantità di cibo, solo fin che il sistema potrà sopportarlo.

Gli ecosistemi naturali, in particolare le foreste, mostrano minore fragilità e maggiore resilienza rispetto ai sistemi agricoli. Gli ecosistemi naturali tendono a sviluppare un’alta biodiversità genetica di specie e un alto grado di interconnessioni funzionali tra queste, sempre maggiore quanto più il sistema matura e i nutrienti sono in ciclo e si muovono lentamente attraverso il sistema. Solo l’energia solare manda avanti il sistema, senza alcun input da energie fossili, eccetto la biomassa in decomposizione. Non è necessaria alcuna manutenzione e non producono alcun inquinante o rifiuto.

La fotosintesi clorofilliana trasforma l’energia solare in energia chimica in forma di carboidrati complessi. L’ammontare di energia solare catturata dalle piante tramite questo processo è chiamata “produzione primaria lorda”, in quanto le piante svolgono un ruolo di produttori primari in ogni ecosistema. Il costo energetico di produzione e il costo energetico di mantenimento vengono dedotti dal totale catturato e il profitto di questo bilancio viene chiamato “produzione primaria netta” (NPP) .

Questo rappresenta quanta energia solare le piante hanno trasformato in materia vivente o biomassa. Il fatto essenzialmente intuitivo è quello che migliori condizioni di crescita diano maggiori valori di NPP di un ecosistema. I deserti, limitati da severe mancanze d’acqua, la tundra, limitata da brevi e fredde stagioni di crescita, hanno bassi livelli di produzione. La foresta tropicale, con abbondanti piogge e alte temperature, ha la più alta produttività. Persino i più equilibrati ecosistemi produttivi, dai pascoli alle foreste di conifere, hanno delle limitazioni climatiche o biologiche nella loro NPP. Una breve occhiata alla (tabella 2.00) può farci rendere conto che tra i più alti ecosistemi produttivi si trovano le foreste temperate dei nostri ambienti. I nostri terreni agricoli non possono condividere questo dato. Questo sarebbe ancor più vero se contassimo quanta energia entra oltre a quella solare in questi sistemi rispetto a quella che esce, includendo combustibili fossili, manutenzione, trattamenti, concimazioni ed irrigazione. Ma come abbiamo già detto, l’agricoltura ha maggiori produzioni in termini di cibo per ettaro.

Adesso immaginiamo se potessimo prendere almeno la metà della produzione di NPP di una foresta temperata e la potessimo trasformare in calorie consumabili dall’uomo.

L’obbiettivo di un’agricoltura più sostenibile e circolare è guadagnare tutti questi benefici, plasmando un sistema produttivo, in cui vi è minor dispendio di energia per unità calorica prodotta su unità di superfice, ispirandosi ed imitando gli ecosistemi naturali più efficienti, come quelli forestali.

Fonti: Soule e piper, 1992

Autore: Zammarchi filippo, Relover!

2019-01-14T12:43:59+00:001 Ottobre 2018|Categories: Agricoltura|0 Comments

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